
La difficoltà respiratoria legata all’invecchiamento, a volte è dovuta a situazioni di patologie che insorgono a carico dell’apparato polmonare e cardiocircolatorio. Spesso, invece, le persone anziane acquisiscono una abitudine sbagliata nel respirare immagazzinando troppa aria nei polmoni. In questo caso con una ginnastica respiratoria corretta e anche una semplice ma quotidiana attività fisica, come una passeggiata tranquilla all’aria aperta possono fare la differenza. Nel caso di difficoltà importanti è necessario ovviamente rivolgersi a medici e specialisti. «Capita spesso, alle persone anziane, di “fare fatica a fare le scale”, una fatica ben superiore a quella che facevano un tempo, o che, pur avendo ancora una buona capacità muscolare e motoria, di non riuscire magari più a star dietro a un nipotino che corre, se non incominciando precocemente a sbuffare e a sentire “il fiato che manca” e che “taglia” le gambe. E capita anche, purtroppo, di vedere come tali situazioni, che sicuramente allarmerebbero un giovane, dall’anziano vengano invece spesso vissute con la rassegnata convinzione che si ha di fronte alle cose inevitabilmente irrisolvibili. Una sorta di “Tanto ormai sono cosi!” L’idea che l’anziano “respiri male perché è anziano” preclude, a chi è avanti con gli anni, la possibilità di riguadagnare un possibile benessere respiratorio, solo perché convinto che non si possa far nulla a causa dell’età. Ciò che invece deve passare è che l’anziano respira male, non perché “è anziano”, ma perché “è ammalato” » (fonte professor Enrico Ballor pneumologo). Se è vero il fatto che da anziani più facilmente ci si ammali di qualche forma respiratoria che genera disagio respiratorio, è vero anche che fin tanto che persiste la falsa credenza che “da anziani non si può respirare più di tanto perché il respiro ormai è così e il respiro pesante nell’anziano non risponde più alle cure non si può pensare di poter donare anche a queste persone il piacere di poter magari tornare a respirare, se non proprio come un tempo, almeno in un modo che pressappoco gli si avvicini. Qualche volta, infatti, non è necessario iniziare da chissà quali azioni invasive ma è sufficiente fargli provare come anche solo una piccola cosa, un semplicissimo esercizio da praticare in corso di marcia normale. Fondamentale è per esempio effettuare esercizi di inspirazione con immagazzinamento spontaneo di area nei polmoni con il naso e di espirazione, in cui lo stesso quantitativo di aria viene “buttata” fuori con la bocca. Si tratta di ginnastica aerobica che non comporta sforzi eccessivi in chi la pratica e di conseguenza porta il soggetto in debito di ossigeno. Questi semplici esercizi impediscono che nel corso del tempo, per motivi di minor lavoro respiratorio e di minor fatica, senza accorgersene imparano a respirare mantenendo intrappolata nei loro polmoni una quota d’aria che non viene completamente eliminata al termine di ogni singolo atto respiratorio. Ciò determina il fatto che, dopo un certo periodo, ogni ulteriore tentativo di introdurre nuova aria nei polmoni in occasione del respiro successivo diviene impossibile, trovando gli stessi già completamente “gonfi”. Di qui la sensazione, da parte dell’anziano di sentirsi “soffocare” e di non riuscire a respirare.