
Insicurezza, angoscia, paura, tono basso dell’umore, sono stati d’animo che spesso attanagliano gli anziani, Gli stati d’animo negativi, tendono a delineare situazioni psicologiche ad alto rischio: se legate a limitazioni fisiche e economiche, questi stati costituiscono un mix demolitore per la prospettiva di vita rimasta per l’anziano. La rabbia contro sé stessi e contro gli altri non è lo stato d’animo più ricorrente ma è sicuramente quello più grave perché caratterizzato da aspetti che segnalano massima pericolosità nella persona: minima autosufficienza (necessita di cure costanti per molte funzioni giornaliere), minima disponibilità economica e scarsa capacità di proiettarsi verso il futuro con nuove attese e speranze. Più diffuso è l’atteggiamento di sconforto legato a tristezza e depressione. Presenta le stesse caratterizzazione di chi soffre di rabbia, pur con una minore gravità. Il tratto che più accumuna questo stato con il precedente è la ridotta autonomia della persona, ugualmente bisognosa di assistenza, il tratto che invece li differenzia è che si manifesta maggiormente negli anziani che vivono con altri familiari e con i figli, un problema diverso da gestire proprio per quelle persone care che si occupano della loro vita. «Per il 12% di anziani, un terzo di quelli soggetti a turbe psicologiche, si rileva la comparsa di fenomeni di ansia ripetuta; è una manifestazione legata soprattutto a problemi di carattere economico che si rafforza tra coloro che non hanno ancora raggiunto il livello più grave di dipendenza» (fonte Fondazione Turati). I risultati indicano che per gli anziani un contesto più sicuro, come la Casa di Riposo, riduce la sensazione di paura. La gestione del paziente anziano agitato anche istituzionalizzato è tutt’altro che semplice. Sebbene in alcuni casi sia sufficiente tenere un atteggiamento calmo e rilassato per fare in modo che il pazienti si rassereni, talvolta è necessario ricorrere anche ad ausili farmacologici. Certamente all’interno di un contesto come quello della Rsa è importante il lavoro in sinergia tra l’equipe medico sanitaria e tutte le figure professionali che operano a contatto con gli anziani ospiti: Infermieri professionali, Asa, Oss, Educatore professionale, fisioterapista e direzione generale, affinché venga valutato quando è sufficiente un supporto con un sostegno prettamente psicologico, oppure quando sia necessario intervenire anche con una adeguata terapia farmacologica