Tecniche sociali per rallentare la demenza senile nelle fasi iniziali

La demenza senile è il disturbo più diffuso negli anziani con più di 65 anni, alcuni dei quali sono residenti in una Casa di Riposo. I sintomi della demenza senile naturalmente subiscono un peggioramento graduale, con il passare del tempo e tutto ciò è  strettamente dipendente dalla progressiva morte delle cellule nervose cerebrali. «In genere, l’evoluzione sintomatologica della demenza senile è un percorso a tre stadi: iniziale, intermedio e avanzato. I sintomi più caratteristici della demenza senile allo stadio iniziale sono: piccole amnesie o piccole dimenticanze che non pregiudicano l’autonomia del paziente; piccoli sbalzi di umore; sporadica mancanza di giudizio; lievi problemi di logica e di calcolo; qualche difficoltà nel linguaggio; difficoltà lieve nel comprendere nuovi concetti; perdita della voglia di fare e di essere attivo; leggera insonnia; umore a volte basso e principio di depressione» (fonte Amio Agio Hartmann). Avere la capacità di riconoscere dalla prima insorgenza i sintomi iniziali è fondamentale per poter diagnosticare in tempi brevi la patologia e stopparne o rallentarne il decorso.  Naturalmente il compito degli operatori che lavorano a contatto con gli anziani: animatori, educatori, Asa, Oss, fisioterapisti non possono e non devono sostituirsi al medico, avventurandosi in diagnosi di patologie ad personam. Il compito altrettanto importante di tali figure professionali è quello invece di monitorare il cambiamento comportamentale di un ospite e relazionarsi con l’équipe sanitaria. In seconda battuta sarà il direttore sanitario, il geriatra o il medico di struttura ad effettuare i necessari approfondimenti del caso, per poi poter esprimere la giusta diagnosi. La Federazione Alzheimer consiglia 6 piccoli esercizi in grado di aiutare la memoria e di tenere in allenamento le capacità cognitive di chi soffre di demenza senile. Questi esercizi servono in modo particolare nella fase iniziale della malattia e aiutano a colmare gli spazi lasciati vuoti dai neuroni persi. Una pratica di cui abbiamo già parlato consiglia l’anziano di diventare social. Per esempio dotarsi di tablet e imparare a mandare una mail, imparare a navigare su internet, e magari anche iscriversi ad un social forum come Facebook dove interagire con amici e conoscenti. Un’altra attività molto utile è andare a caccia di parole. Questa pratica è già consolidata nella nostra Rsa.  Annotare su un quaderno anche solo per 10 minuti al giorno tutte le parole che iniziano con la “A” e via via passare ad altre lettere.  Un altro gioco semplice e molto valido è il gioco del 3. Ripetere a tre persone diverse una bella notizia cercando di volta in volta di essere più precisi, per poi memorizzarla.  Poi cambiare le regole. Facciamo sempre la stessa strada? Cambiamo percorso. Cambiamo le regole, “rompiamo” la routine dei gesti. Il cervello dovrà seguire questi nuovi percorsi imparando nuove abitudini. E poi la sera, a letto, consigliare all’anziano prima di prendere sonno di ripensare alla giornata passata. In questa pratica importante la collaborazione del personale Asa, Oss e Infermieri professionali che sono accompagnano l’ospite nella propria stanza e nei casi di mancanza di deambulazione, provvedono alla sua messa a letto. Si spiega all’anziano che non si tratta di un giudizio o di darsi un voto. La pratica serve per ripassare le cose fatte, le persone viste, anche nel dettaglio. Si ricostruisce la memoria a breve termine e si aumenta il senso di sicurezza dell’ospite. È poi importante che chi si occupa del malato ricordi sempre che la demenza gli permette di comprendere solo in parte quello che viene detto e fatto. Similmente non possiamo pretendere che l’ospite con questa problematica possa o voglia fare cose che per lui prima della malattia erano nella norma. Quindi è inutile insistere, così come è controproducente sottolineare le differenze con il passato se non si vuole aumentare in lui il senso di impotenza. Anche sgridare la persona ammalata nel caso di comportamenti strani è sbagliato, perché probabilmente non capirebbe o comunque si sentirebbe minacciata. Meglio, cercare di assecondarlo e avere molta pazienza.

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